LA LUNGA VITA DI DACIA MARAINI di Anna Albertano

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Dacia Maraini, tra le scrittrici italiane più lette al mondo, è autrice di romanzi, racconti, opere  teatrali, saggi e poesie, vincitrice di innumerevoli premi, nel ’90 il Premio Campiello, nel ’99 il Premio Strega, da anni è candidata al Premio Nobel per la Letteratura. Nel suo intenso e infaticabile percorso biografico e letterario  -nel novembre scorso ha compiuto ottant’anni-, s’incrociano elementi  poco comuni. maraini family

C’è intanto l’origine familiare, una genealogia degna di un antico casato. La madre, Topazia Alliata, principessa e pittrice siciliana, vissuta fino all’età di 102 anni, la nonna materna, cantante lirica, figlia di un diplomatico cileno;  il padre, Fosco Maraini, scrittore ed etnologo toscano di origini ticinesi, il nonno paterno, scultore, la nonna paterna, scrittrice, di padre inglese e madre ungherese di origine polacca. Dacia nasce a Fiesole, all’età di un anno affronta un viaggio in nave per il Giappone, dove il padre si trasferisce per condurre le proprie ricerche, nel  ’43, insieme alla famiglia viene internata per due anni in un campo di concentramento. Tornata in Italia presso i nonni materni, conosce la Sicilia, non una terra “immaginaria… sognata, mitizzata”, ma quella di un’aristocrazia caduta in rovina e di una vita da contadini, da cui otto anni dopo sceglie di andarsene per seguire il padre a Roma, dove insieme agli studi, per guadagnare lavora come segretaria, poi come hostess. Un’infanzia e un’adolescenza vissute all’insegna del multiculturalismo, ma segnate dalla paura, dalla fame e dalla povertà.

All’inizio degli anni sessanta, dopo un matrimonio finito e un figlio perso al settimo mese,  risale il suo incontro con Alberto Moravia, che coincide col suo esordio come scrittrice. A lui infatti chiede la prefazione al suo primo romanzo, La vacanza, che esce nel ’62 per l’editore Lerici. La sua lunga relazione con Moravia, appena separatosi da Elsa Morante, è al centro delle cronache e per lei, giovane scrittrice che ha già pubblicato alcuni racconti su riviste quali “Nuovi Argomenti”, fondato insieme ad altre scrittrici una rivista dal titolo “tempo di letteratura”, segna l’inizio di nuove conoscenze e amicizie.1384277_583502281707220_570397368_n

A Roma, uno dei centri , insieme a Torino e Milano, in cui secondo Calvino gravita la vita letteraria in quegli anni, trainando l’Italia verso una dimensione internazionale, il legame tra cinema e letteratura  si fa sempre più stretto. Tra le numerose opere di Moravia portate sugli schermi, Il disprezzo nel ’63 diventa un film per la regia di Jean-Luc Godard, Le mépris, considerato un caposaldo della Nouvelle Vague. Dacia intanto scrive i romanzi L’età del malessere (‘63)A memoria (‘67), poesie e testi per il teatro. Insieme a Moravia e a Enzo Siciliano nel ‘66 fonda il Teatro del Porcospino. Frequenta scrittori e intellettuali, intraprende lunghi viaggi in Oriente e in Africa seguendo Moravia corrispondente all’estero, e sui set di film, in compagnia di Pasolini e di Maria Callas. In questo periodo nascono collaborazioni per il cinema, con Pasolini scrive la sceneggiatura de Il fiore delle mille e una notte, mentre dal suo romanzo Memoria di  una ladra viene realizzato un film di Carlo Di Palma interpretato da Monica Vitti.

Negli anni settanta, in un clima culturale che insieme alla liberazione dei costumi, iniziata nel decennio precedente, vede crescere la mobilitazione per la conquista dei diritti delle donne (la legge sul divorzio, del ’70, viene confermata dal referendum quattro anni dopo, la legge 194 sull’aborto è del ‘78), Dacia Maraini, da sempre attenta a questi temi, si afferma come scrittrice dalla parte delle donne. Nel 1973 fonda il Teatro della Maddalena gestito da sole donne, dove cinque anni più tardi verrà rappresentato Dialogo di una prostituta con un suo cliente, tradotto e portato in scena in molti paesi. Prosegue a scrivere romanzi, Donne in guerra, poi Isolina. Nell’80 con Piera Degli Esposti scrive Storia di Piera, da cui Marco Ferreri girerà l’omonimo film, nell’’88 con Margarethe Von Trotta la sceneggiatura del film Paura e amore, un adattamento dalle Tre sorelle di Cechov. Molti dei suoi testi in prosa e teatrali riguardano la condizione delle donne. Nel ‘90 il suo romanzo La lunga vita di Marianna Ucrìa –storia di emancipazione femminile ambientata tra il sei e il settecento-, con cui vince il Premio Campiello, diventa un film di Roberto Faenza. Il suo impegno nella rivendicazione dei diritti civili si rivolge nel frattempo anche ad altri soggetti. Nel ‘99 con i racconti di Buio, sull’infanzia indifesa, ottiene il Premio Strega. Altre opere successive hanno per tema la denuncia di condizioni di sfruttamento e di emarginazione.

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I molteplici tratti che hanno caratterizzato la sua esistenza, una vita che ha attraversato  amori, successo, lutti e soprattutto impegno, hanno contribuito a farne un personaggio, complice la sua immagine, dallo splendore della giovinezza alla ricchezza espressiva della maturità, fino alla giovanilità dei suoi ottant’anni. Ma Dacia Maraini oltre che narrare molte storie, ha saputo scrivere la propria, imprimerle puntualmente la direzione che voleva, rimanendone protagonista, varcando tempi diversi e cogliendone di volta in volta lo spirito senza lasciarsene condizionare e proseguendo oltre nella propria ricerca. Ha saputo fondere i diversi aspetti del proprio temperamento, delicata e insieme anticonformista e spregiudicata, schiva e combattiva, ha continuato a mettere il dito nelle piaghe della società italiana, nei suoi recessi fermi nel passato, attenta ai suoi pesanti retaggi, alle disparità e alle discriminazioni ai danni dei più deboli. E ha recuperato negli anni la propria biografia, l’infanzia, grazie ai diari di sua madre (La nave per Kobe), ha ripercorso i taccuini del padre per aprire con lui un dialogo immaginario (Il gioco dell’universo), ha ritrovato con la memoria figure care scomparse che continuano a vivere nel “giardino dei pensieri lontani” (La grande festa). Ha raccontato contemporaneità e storia, toccando i temi essenziali della vita e della letteratura, la solitudine, l’amore, la sofferenza, la morte, l’amicizia, la maternità, intrecciando nel tempo i filamenti del proprio vissuto con le tensioni attraversate e di cui continua ad essere testimone.

ANNA ALBERTANO, autrice di romanzi, racconti e poesie, ha incontrato e tradotto autori stranieri fra cui il Premio Nobel Nagib Mahfuz, Assia Djebar, Sélim Nassib. Fra le sue opere, Progressivo silenzio, Notre-Tanz, Dialoghi di un mattino di fine millennio, La notte di San Giorgio, Dando il blu, Stagioni promesse, Lettere d’Occitania. Autrice di filmati, è tra i fondatori dell’Archivio M.C.

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