CITAZIONI

 

Come possono ricostruire l’armonia perduta, il cielo andato in frantumi? (…) Frammenti: risa ascoltate in sogno, un gesto dimenticato e inciso per sempre nell’aria, passanti che conversano lietamente intorno a nulla e a tutto (…)           I frantumi del mondo
La vita ha dato a qualche uomo il compito di ricordarci ogni istante cosa è dolore, tristezza, ansia, angoscia, insoddisfazione, incompiutezza, fallimento. Sono coloro che portano in sé l’infelicità come un privilegio e una grazia (…)   L’armonia del mondo                   
 Il vento soffia, piega i miei fogli e si insinua tra i miei pensieri, che diventano limpidi, capricciosi o turbinosi secondo la sua ispirazione (…) Mentre scrivo, ascolto tutti questi rumori e vorrei farli entrare nelle mie pagine (…)che almeno l’essenza di quella musica intermittente echeggiasse sul fondo della prosa (…)     L’armonia del mondo
 Gli astri degli antichi non attraversavano il cielo ignari alle nostre sorti (…)Una catena di influenze, di analogie, di echi, di rassomiglianze scendeva dalle stelle fino alle nostre membra, agli alberi, alle pietre: determinava le nostre passioni; e dai cuori e dalle membra umane, dalle pietre e dagli alberi risaliva fino alle stelle, costruendo un’unica scienza delle relazioni, che era anche una cosmologia. Il sogno della camera rossa
La civiltà borghese  è scomparsa, e ne è rimasta una vaga ombra crepuscolare. La civiltà borghese era il luogo delle leggi, dei padri, delle istituzioni, della famiglia (…)Con la società di massa, tutte le leggi sono morte; e soprattutto quella del Padre.    Elogio del pomodoro
 (…) adoro Roma. Vivo qui da più di cinquant’anni, e lei non si è mai occupata di me. Non mi ha mai chiesto nulla: non ha voluto che io diventassi un cittadino, un uomo virtuoso, uno scrittore da celebrare sulle targhe cittadine: ha lasciato che restassi quello che il caso e il capriccio hanno fatto di me- un dilettante, un vagabondo, un uomo senza fissa dimora.                Elogio del pomodoro
 Ermes, non era stato generato all’aperto (…) Nacque di notte, e il suo tempo era la notte. Appena le lunghe ombre cadevano sulla terra, le strade erano vuote e deserte, il sonno possedeva gli dèi e gli uomini e nemmeno i cani alzavano più la voce, – Ermes passava silenzioso e invisibile come la nebbia e la brezza d’autunno. Portava con sé l’immenso popolo dei sogni: assopiva e apriva gli occhi degli uomini; e accompagnava le anime dei morti, che gli svolazzavano intorno squittendo. Era intessuto di una notte quieta e dolce, che ignorava la profonda tenebra di Apollo. Ma anche Ermes possedeva una sua luce (…) La sua era la luce brillante e insidiosa, astuta e ombrosa, complicata, sfuggente e ironica, che si nasconde nel cuore delle miti notti ermetiche (…)      La luce della notte
 I violatori di tombe penetravano nelle ‘case dell’eternità’: infrangevano muri, aprivano porte, rubavano mobili e vasi d’oro, spogliavano le mummie, e interrompevano il sogno impossibile di continuare in eterno la ‘seconda esistenza’.     Sogni antichi e moderni
Jane Austen era una ‘brunetta’ luminosa (…) Avrebbe potuto avere, credo, ‘una stanza tutta per sé’: ma forse voleva scrivere, come molti scrittori che ho conosciuto, nella stanza di passaggio (…) la porta scricchiolava, passavano la domestica e la nipote, si percepivano i suoni e gli odori, e lei non si sentiva esclusa dal cuore dell’esistenza (…)  scrivere era, per lei, l’unico modo per respirare, camminare, apparire, giocare, parlare.   Sogni antichi e moderni

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