LA POESIA DI MILO DE ANGELIS, NOTA  di Anna Albertano

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Milo De Angelis, anni settanta, foto Emmolo

Cosa è dunque la poesia? Forse il suo destino abita nella punta di una matita, nella punta aguzza e fragile di questa matita. A questo foglio -la cosa più vulnerabile del mondo-  noi affidiamo la nostra verità, la nostra ombra, il nostro segreto, la zona nascosta e ardente della nostra voce, la parte più essenziale della nostra vita(1)  
                                                                           Milo De Angelis   

Tra i poeti più significativi degli ultimi decenni, se non il più importante in Italia, la sua scrittura da anni suscita un inesauribile interesse da parte di lettori, poeti, critici, che ne seguono con attenzione ogni incontro, l’uscita di ogni nuovo libro. Cultore e traduttore di autori classici, profondo conoscitore della letteratura di ogni tempo, la sua poesia sin dal suo esordio si pone  in modo eretico, “scismatico”, nei confronti di correnti e canoni  dominanti.

Milo De Angelis, come scrive Roberto Mussapi, “è uno di quei poeti che tra gli anni Settanta e Ottanta hanno cambiato, rifondandola, la poesia italiana.”(2)

I suoi versi, definiti nel tempo criptici, combinatori, oracolari, nei temi ricorrenti e riconoscibili della sua poetica, quali ad esempio l’adolescenza, l’incomunicabilità, la sfida, la morte, ma anche la gioia, in una visionarietà che dall’oscurità più fonda può virare in un istante verso la luce, conducono all’inconciliabilità degli opposti.  “Una poesia del tragico fin dalle sue origini” l’ha definita Giancarlo Pontiggia (3), e all’origine della tragedia rimanda a ben vedere il suo stesso modo di accostarvisi: “Ho parlato alla poesia, mi sono rivolto a lei, l’ho invocata, le ho chiesto di tornare, rimanere, sparire.”(4) Ugualmente si rivolge alla realtà:L’ho invocata la realtà, le ho chiesto di darmi una prova, un cenno, un segno della sua presenza, come si invoca un dio»(5).

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Foto di Viviana Nicodemo

In questo dialogo con l’inconoscibile, una tensione costante verso l’assoluto, dove il confronto con la parola è una partita senza fine, la poesia è sempre “un’esperienza del limite”, o “forse con il sacro, nel senso antico del terribile, dello spaventoso.”(6)  Come egli stesso spiega, “Il tragico sta nell’incompiuto, ma ancora di più in quell’incompiuto che ha vissuto per un attimo la presenza dell’intero e ora ne avverte la mancanza sanguinosa.”(7), “uno stato di alta tensione dove la bellezza della vita e il disastro del nulla emergono insieme.”(8)

E fra questi irriducibili estremi, la sua scrittura rivela il proprio carattere di enigma:  “Solo varcando la soglia del visibile e avventurandosi nell’ombra del mondo, si può cogliere la verità di noi stessi, che siamo fatti di buio, nebbia e lampi… conosciamo il regno caotico del sogno e della visione.”(9)  

Il suo è un ascetico varcare i confini dell’esistenza: “Ci sono momenti di una tale solitudine… siamo in un luogo senza dialogo… in un rapporto frontale con la morte o il perduto… un poeta lì è solo… con la propria parola… deve nominare quel buio… deve dare un nome alla sofferenza, alla catastrofe interiore… quella che ti entra nel respiro e lo minaccia… deve trovare l’unica via a lui consentita, quella espressiva… (10)

Milo De Angelis, nei versi come nelle riflessioni sulla scrittura, in una sorta di mise en abyme rimanda di volta in volta ad una molteplicità di risvolti in cui si dispiegano le sue visioni: “L’invisibile si apre nel pieno della visione, l’ombra si profila là dove il dialogo sembrava evidente: l’altro è lì, a portata di sguardo e a perdita d’occhio, così vicino da essere imprendibile, così remoto da essere qui, così perduto da essere imminente. Noi siamo ciò di cui un altro detiene il segreto”. (11)

Nel 2017 sono usciti due suoi libri,  TUTTE LE POESIE (1969-2015), Saggio di Stefano Verdino, Introduzione dell’autore alle poesie giovanili (Mondadori), e LA PAROLA DATA (interviste 2008-2016), introduzione di Luigi Tassoni, con il DVD Sulla punta di una matita di Viviana Nicodemo (Mimesis).

NOTE:

1)Milo De Angelis, Scambio epistolare con Claudio Mustacchi, in La parola data  (Mimesis, 2017), p.130.

2)Roberto Mussapi, http://www.succedeoggi.it/2017/06/sortilegi-della-memoria/.

3)La poesia di Milo De Angelis, La raccolta Millimetri ripubblicata trent’anni dopo, Centro Culturale di Milano, 15 novembre 2013.

4)Milo De Angelis, Tredici domande di Lorenzo Babini,  in La parola data,p. 69

5)Milo De Angelis, Colloqui sulla poesia. Milano, Edizioni La Vita Felice (2008), p.122.

6)Milo De Angelis, Un lungo incontro con Stas’ Gawronski, in La parola data,  p.41.

7)Milo De Angelis, Nell’aula 21 di Luca Manes, in  La parola data, p.53.

8) Milo De Angelis, Tredici domande di Lorenzo Babini, in  La parola data , p.61.

9)Milo De Angelis, Dialogo con le ragazze cinesi, in La parola data, p.106.

10)Milo De Angelis, Colloquio con Sebastiano Aglieco, in La parola data, p.26.

11) Gabriela Fantato, http://www.poesia2punto0.com/2010/07/30/intervista-a-milo-de-angelis/