FRANCO LOI E LA LUCE DELLA POESIA. Nota di Bruno Brunini

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…Le parole, i loro significati abituali, i nessi sintattici sembrano condurci su una strada e illuminare la nostra vita e la nostra mente, ma ne nascondono qualcosa. Quel “nascosto” è il vero dire della poesia. Nella poesia c’è una luce che abbaglia. Bisogna saper chiudere gli occhi e ascoltare e riascoltare se si vuole pervenire a ciò, non che il poeta sembra dire, ma che la poesia sa sussurrare nel suo interno respiro.(1)

Franco Loi

 

Franco Loi è tra i più affermati protagonisti della poesia italiana. Già nel 1978 Pier Vincenzo Mengaldo lo definiva,“la personalità poetica più potente degli ultimi anni”.

In diversi modi e percorsi, le opere di Loi, che ha scelto il dialetto come lingua di poesia, attraversano la storia italiana, dagli anni quaranta ad oggi, di cui è stato testimone. Il fascismo, la guerra, le fucilazioni dei partigiani e la liberazione, il mondo operaio e popolare della Milano anni Quaranta e Cinquanta, il boom economico, il sessantotto, la nascita del terrorismo, le trasformazioni sociali e tecnologiche, fino ad arrivare ai giorni nostri, di cui è ancora acuto interprete.

È autore di numerosi libri. A partire da Stròlegh, cui hanno fatto seguito Teater, L’angel e molti altri, Loi, senza mai perdere il candore e l’innocenza che caratterizzano il suo approccio alla vita e alla scrittura, rivive il legame con la sua città, Milano, riuscendo a fondere in modo impareggiabile una poesia di ampio respiro narrativo e sguardo visionario, esperienza individuale e storia collettiva, disincanto e indistruttibile speranza. Franco Loi copyright Giovannetti/effigie

Nei suoi testi, usa un dialetto milanese molto libero, ricco di contaminazioni e personali invenzioni, come scrive Maurizio  Cucchi(2): “l’opera di Franco Loi, partendo dalla memoria, in un flusso pressoché incontenibile ha riproposto autorevolmente la possibilità di un canto aperto e vitale, aderente alla realtà, in un contesto in cui la poesia era da poco uscita dalla sperimentazione, spesso chiusa in esercizi linguistici e labirinti di oscurità.”

Sono tanti i personaggi che s’incontrano nei  suoi libri, ed è attraverso il dialetto, mezzo espressivo ritenuto più capace di cogliere il carattere degli uomini, che Loi ha vissuto le esperienze della gente del popolo, nelle vicende quotidiane della vita. Il dialetto, d’altronde, era la lingua dell’antifascismo, poiché vietato nelle scuole, ed era necessario tutelare questa lingua da improprie unificazioni che violavano la specificità culturale dei popoli.

Nato a Genova nel 1930 ma trasferitosi a Milano nel corso della prima infanzia, è cresciuto negli ambienti popolari proletari di questa città, svolgendo in seguito svariati lavori, da quello allo scalo merci fino all’impiego all’ufficio stampa della Mondadori.

La poesia di Franco Loi, ha dunque le sue radici nella storia delle persone incontrate, in una profonda coralità espressiva.foto43

Mescolando fatti minimi in apparenza e riflessioni esistenziali, l’innocenza del bambino, dell’“angel” che contiene la visione di un mito, di un angelo caduto, e insieme la memoria di chi può dare voce a più persone, in una tensione deformante impressa al dialetto, la poesia di Loi, muovendosi sul confine tra conscio e inconscio, nell’arco della sua notevole produzione, sperimenta una grande libertà espressiva, agendo imprevedibilmente senza schemi precostituiti, grazie alla sua capacità di sentire come cambia e si arricchisce di continuo il parlare della popolazione e come sia inesauribile la molteplicità del reale, spesso nascosta all’uomo dalla routine quotidiana.

In versi dove si concentrano molteplici sensi e significati, trovano posto ricordi, emozioni, un fluire di immagini, avvenimenti, storie inascoltate, sentimenti di rivolta, senso del comico e verità taglienti.

Ma ogni nuovo libro, ogni nuova scoperta spingono a una nuova ricerca. La sua poetica, infatti, nel corso dei decenni ha attraversato varie fasi.

“È certamente vero che esiste una continuità di fondo nello spirito di tutte le opere di Loi – scrive Edoardo Zuccato(3) – …si nota però nei libri più recenti una crescente attenzione a temi astratti, speculativi e metafisici”

Se nei primi lavori è presente una più intensa rabbia civile, in cui si manifesta un espressionismo stilistico con un gusto popolare, evidente nella forma stessa dei testi, in opere successive come Lünn, Bach e poi Umber e Arbur, pubblicate tra gli anni Ottanta e Novanta, si nota un’apertura lirico-metafisica, sempre più tendente a un tipo di meditazione mistico religiosa, più distante dalla contingenza storico-politica.

In questa parte del suo percorso poetico, pur mantenendo intatto quel senso di stupore di fronte alla vita, Loi rivolge maggiormente il suo interesse alla ricerca fonetica, al mondo naturale e all’introspezione lirica che conduce il poeta all’ascolto di sé e a una riflessione dolorosa sulla morte.

Del resto per una personalità poetica complessa come Loi, il mondo è sempre al di là della logica, perché se l’uomo tende, in genere, a trarre immediatamente dall’ascolto di se stesso una consapevolezza razionale, per il poeta, invece, l’ascolto è un atto di adesione a ciò che si muove dentro di sé e a ciò che da se stessi emerge. foto22

Non è facile lasciarsi andare alla propria vita interiore, alla memoria, all’inconscio, lì dove la vita che fugge batte più forte, ma per il poeta è necessario farlo, è necessario ascoltare se stessi e gli altri. È così che la parola poetica contribuisce a scoprire i significati nascosti del nostro vivere, ciò che portiamo dentro senza averne coscienza.

“La poesia è qualcosa della nostra anima che dice ciò che noi non conosciamo – scrive Loi in La luce della poesia (4)- nella parola il poeta riassorbe l’emozione e gli inconsci pensieri dell’esperienza, e a volte i significati che gli erano sfuggiti persino nella riflessione… Mentre il più delle volte si vive dentro la mente, quando si è presi dalla spinta della poesia, si aderisce a ciò che non si conosce…  perciò quando esprimi qualcosa non devi seguire l’intenzione, ma devi lasciare che l’interiorità dica il movimento di quella cosa.”

In una poesia come la sua, che manifesta una costante mescolanza di modi, tempi, stagioni di composizione, e di registri linguistici, dal lirico al comico, al sarcastico, al grottesco, al realistico, al filosofico, al religioso, “si misura la completezza di un artista – scrive Roberto Caracci(5) – che nella sua opera riesce a parlare con la stessa efficacia dello sgocciolare delle foglie dei platani di Milano nella nebbia e di un corpo martoriato a piazza Loreto.”

 

NOTE

1)Franco Loi, La luce della poesia, ricordi, pensieri, sogni,  (Monte Università Parma, 2012) cit., p.22

2)Antenati: Franco Loi – Girodivite 

3)Le lingue di Franco Loi – lulm  di Edoardo Zuccato  

4)Franco Loi, La luce della poesia, ricordi, pensieri, sogni, (Monte Università di Parma, 2012) cit., p.34

5)Franco Loi, Italialibri di Roberto Caracci