ALAIN ROBBE-GRILLET E IL NOUVEAU ROMAN di Luisa Ceretto

 

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“J’ai toujours été un débutant: j’ai commencé une carrière d’ingénieur agronome à vingt ans, une autre de romancier à trente, une de cinéaste à quarante. De la même façon, à cinquante ans, je me suis mis à peindre. À soixante peut-être, je ferai de la musique.”   Alain Robbe-Grillet (*)

“…c’è una cosa, soprattutto, che i critici non riescono a mandar giù, ossia che gli artisti tentino di spiegarsi.”

Alain Robbe-Grillet, Pour un nouveau roman

 

Scrittore, sceneggiatore e regista cinematografico, Alain Robbe-Grillet entra nell’universo letterario negli anni cinquanta, dichiarando che il racconto lineare non è più sufficiente per rappresentare lo stato del mondo contemporaneo, dando vita a quella che è stata definita “la scuola dello sguardo”, una narrativa apparentemente senza personaggi e senza trama che rovesciava il punto di vista. Il narratore cessa di essere colui che conosce, divenendo soggetto anonimo, privo di certezze, che si muove senza sapere, tutto sembra appartenere agli oggetti, le situazioni, le persone divengono oggetti. Esordisce nel 1953 con Les Gommes, cui seguono Le Voyeur (1955), premiato con il Prix des Critiques – e La Jalousie (1957) forse la sua opera più conosciuta; il suo primo romanzo, Un regicidio (1949), rifiutato da Gallimard, dovrà attendere la fine degli anni settanta per essere pubblicato. I suoi testi gettano scompiglio in un panorama critico d’oltralpe piuttosto restio ad accogliere attacchi tanto diretti e radicali alla tradizione letteraria. Nel saggio Un successo senza gloria. Splendori e miserie della ricezione di Alain Robbe-Grillet in Italia (1), Andrea Chiurato analizza come la critica letteraria italiana cominci ad interessarsi del fenomeno Robbe-Grillet sul finire degli anni cinquanta, più alle sue teorie che alle opere, gli infuocati anatemi sul romanzo ben fatto e la metafora suscitano polemiche; e al contempo alle vivaci prese di posizione in favore del romanziere di Brest. Lo studioso, nel sottolineare come ciascuno abbia dato una propria interpretazione, in base alla propria idea di letteratura, osserva quanto Robbe-Grillet, dal canto suo, si sia dimostrato controparte attiva del dibattito, ribadendo l’inadeguatezza dell’etichetta “école du regard”, rifiutando le griglie interpretative proposte dalla critica, per adottare invece, su definizione di Allemand, la “tecnica dell’anguilla”, e in tal modo riuscendo, con fortuna alterna, a resistere ai tentativi di canonizzazione della sua opera. Nominato direttore editoriale della casa editrice Minuit – nata clandestinamente nel corso della seconda guerra mondiale con una vocazione avanguardista-, Robbe-Grillet ha reso possibile la pubblicazione di autori come Nathalie Sarraute, Claude Simon, Michel Butor, Robert Pinget, Marguerite Duras. È del 1963 Pour un nouveau roman, una raccolta di saggi in cui lo scrittore traccia la prospettiva e la fisionomia del nuovo romanzo a venire, in cui chiama in causa il concetto di coscienza e la rottura incolmabile in fatto di percezione. Uno stile di scrittura fenomenologico, in cui la descrizione metodica e spesso ripetitiva degli oggetti sostituisce – anche se poi rivela- la psicologia e l’interiorità del personaggio.1024full-alain-robbe--grillet

Un orizzonte entro il quale si andranno a collocare, con sempre maggiore rigore e radicalità, le opere più tarde, fra cui, La Maison du rendez-vous, Project pour une  révolution à New York (1970) e la trilogia autobiografica de Les Romanesques (tra il 1985 e il 1994). “È perfetta – è stato scritto –  la formula di Barthes secondo cui il romanziere moderno non parla del mondo ma parla il mondo”. (2) Nonostante la difficoltà di un’idea tanto eversiva, Robbe-Grillet provò a sperimentarla anche in ambito cinematografico, dapprima come sceneggiatore di un film di Alain Resnais, L’anno scorso a Marienbad, che vinse il Leone d’Oro a Venezia nel 1961, poi come regista di opere, alcune delle quali diventate cult. I film da lui scritti e diretti, L’immortale (L’immortale), A pelle nuda (Trans-Europe Express ), L’uomo che mente (L’homme qui ment), Oltre l’Eden (L’Eden et après), Spostamenti progressivi del piacere (Glissement progressifs du plausir), La belle captive, e nel 2006, Gradiva, si confermano pellicole che destrutturano lo spazio narrativo, a favore di uno statuto espressivo. La sua costante ricerca linguistica, trova proprio nell’universo cinematografico un terreno fertile di sperimentazione. Alain Robbe-Grillet vi si accosta, appunto, per la prima volta, con Alain Resnais nel 1961 con L’anno scorso a Marienbad. Come spiega egli stesso nell’introduzione al cine-romanzo (3), “L’accordo, tra Alain Resnais e me, si è potuto stabilire soltanto perché fin dall’inizio abbiamo visto il film nello stesso modo…esattamente, nella sua  architettura complessiva, come nella costruzione del più piccolo particolare. Ciò che io scrivevo, è come se lui lo avesse già avuto nella mente …” “Tutto il film è in sostanza la storia di una persuasione: si tratta d’una realtà che il protagonista crea tramite la propria visione, la  propria parola.” Soffermandosi sulla relazione col tempo: “…Non c’è anno passato, e Marienbad non si trova più su nessuna carta geografica. Quel passato, neppure esso ha una qualche realtà, al di fuori dell’istante in cui viene evocato con sufficiente intensità; e, quando finalmente trionfa, è divenuto molto semplicemente il presente, come se non avesse mai smesso di esserlo … Mentre la letteratura dispone di tutta una gamma di tempi grammaticali, che permette di situare gli avvenimenti gli uni rispetto agli altri, si può dire che, nell’immagine, i verbi sono sempre al presente …con ogni evidenza, quel che si vede sullo schermo sta accadendo, è il gesto stesso che ci viene mostrato, e non un resoconto su di esso…” E interrogandosi sull’essenza stessa dell’immagine: “Cosa sono, insomma, tutte queste immagini? Sono immaginazioni; una immaginazione, se è abbastanza viva, è sempre al presente. I ricordi che si ‘rivedono’, le regioni lontane, gli incontri futuri, o anche gli episodi passati, che ciascuno si adatta nella mente modificandone il corso a piacere, c’è in tutto questo come un film interno che si svolge continuamente in noi stessi, dal momento in cui cessiamo di stare attenti a ciò che ci capita attorno. Ma, in altri momenti, noi registriamo invece, con tutti i nostri sensi, quel mondo esterno che ci sta tranquillamente sotto gli occhi. Così il film totale della nostra mente ammette nello stesso tempo, alternativamente, e a pari grado, i frammenti relati proposti all’istante dalla vista e dall’udito, e frammenti passati, o lontani, o futuri, o totalmente fantasmagorici.” L’anno scorso a Marienbad, operando una rottura rispetto alle convenzioni della narrazione filmica e introducendo un inedito confronto tra le sue diverse componenti, tra presente e passato, realtà e immaginazione, in un decennio che vede condensarsi nella settima arte molteplici  istanze di rinnovamento, diviene una sorta di manifesto per cineasti, scrittori e filosofi. Come è stato osservato, il tema del labirinto, il gioco sottile tra onirismo e veglia, il filo di una ingannevole memoria che risale a frammenti, la sceneggiatura composta di “scatole cinesi” e falsi movimenti, moduli interrotti e ripetuti all’interno di una circolarità che impone il dissolvimento della trama, inaugurano una nuova drammaturgia. “L’anno scorso a Marienbad” ha scritto Gilles Deleuze nella sua ridefinizione del cinema, “è appunto una storia di magnetismo, di ipnotismo”.(4)

 

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L’anno scorso a Marienbad (1961) di Alain Resnais

 

Note:

(*) “Sono sempre stato un principiante: ho iniziato una carriera da ingegnere agronomo a vent’anni, un’ altra da scrittore a trenta, un’altra ancora da regista a quarant’anni. Allo stesso modo, a cinquant’anni, ho cominciato a dipingere. A sessant’anni forse, farò della musica“.

1) Andrea Chiurato, Un successo senza gloria. Splendori e miserie della ricezione di Alain Robbe-Grillet in Italia in Interférences littéraires/Literaire Interfenties, 15, febbraio 2015

2)http://www1.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200802articoli/30253girata.asp

3) Alain Robbe-Grillet, L’anno scorso a Marienbad, Einaudi, 1961.

4) Gilles Deleuze, L’immagine-tempo, Ubulibri, pag. 139

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L’anno scorso a Marienbad